In Breve
- Qual è stata la decisione del CDA di Delfin sulla lettera di patronage?
- Il CDA di Delfin non ha approvato la lettera di patronage.
- Quali sono le conseguenze della mancata approvazione della lettera?
- La mancata approvazione ha creato incertezza sul futuro della holding e preparato una battaglia per l'assemblea dei soci.
- Chi si è opposto alla lettera di patronage nel CDA?
- Il CEO Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May.
Il consiglio di amministrazione di Delfin, la holding di investimento della famiglia Del Vecchio, ha vissuto momenti di tensione durante l’ultima riunione. La proposta di una lettera di patronage, fondamentale per sbloccare un finanziamento cruciale, è stata respinta, segnando una frattura evidente tra i membri del board.
Il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari hanno espresso parere favorevole alla lettera, mentre il CEO Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May si sono opposti, creando una spaccatura che ha riportato il futuro della holding in una situazione di incertezza.
La lettera di patronage, proposta da Leonardo Maria Del Vecchio, mirava a garantire alle banche i diritti di prelazione nel caso di inadempimento dei prestiti, prevedendo l’acquisizione delle quote di Leonardo Maria per un totale di 10 miliardi di euro. Tuttavia, la mancata approvazione ha complicato le trattative, lasciando aperta la strada a una battaglia in vista dell’assemblea dei soci del 30 giugno.
Fonti vicine al family office di Del Vecchio jr hanno espresso delusione per un board diviso e una famiglia che appare non unita, sollevando dubbi sulla capacità di gestione aziendale in queste condizioni. L’assemblea dei soci si preannuncia quindi come un momento cruciale per il futuro della holding, con una risoluzione che appare tutt’altro che semplice.

