Allarme nel settore del legno: l’inclusione dell’urea nel CBAM minaccia la competitività

L'inclusione dell'urea nel Carbon Border Adjustment Mechanism potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno, mettendo a rischio la competitività del settore.

Pannelli in legno e impatto del CBAM

In Breve

Qual è l'impatto dell'inclusione dell'urea nel CBAM?
Può aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno del 10-12%.
Perché l'urea è importante per i pannelli in legno?
È usata per produrre colle e resine, costituendo il 43% dei costi diretti di produzione.
Da dove proviene la maggior parte delle importazioni italiane di urea?
Principalmente da Egitto, Algeria e Nigeria.

Il recente voto della Commissione Envi del Parlamento europeo ha confermato l’inclusione dell’urea tra le materie prime soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo dell’UE che impone oneri sulle importazioni di materiali ad alta intensità di emissioni di CO2. Questa decisione ha sollevato preoccupazioni tra le imprese produttrici di pannelli in legno, che da mesi chiedono l’esclusione dell’urea dal CBAM.

L’urea, derivato del gas naturale, è una componente fondamentale per la produzione di colle usate nei pannelli di legno e trova impiego principalmente in agricoltura, rappresentando circa l’85% del suo utilizzo. Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo, ha espresso forte preoccupazione per l’impatto che questa misura potrebbe avere sulla competitività delle filiere del pannello e dell’intero comparto legno-arredo. L’associazione chiede maggiore pragmatismo e flessibilità nell’applicazione del regolamento, inclusi meccanismi di sospensione temporanea in circostanze eccezionali e l’esclusione dell’urea dal CBAM.

Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, ha sottolineato l’importanza strategica dell’urea per la produzione di resine e colle utilizzate nei pannelli a base legno, che costituiscono circa il 43% dei costi diretti di produzione. L’obbligo di acquisto dei certificati CBAM, previsto da gennaio 2026, potrebbe comportare un costo aggiuntivo per l’urea compreso tra 40 e 60 euro per tonnellata nel solo 2026, portando a un incremento dei costi dei pannelli del 10-12% nei primi quattro anni di applicazione.

La situazione è ulteriormente complicata dalle oscillazioni del prezzo dell’urea, che hanno raggiunto picchi di 900 dollari per tonnellata, e dalla forte dipendenza dell’Europa dalle importazioni. Nel 2023, oltre l’80% delle importazioni italiane di urea provenivano da Paesi terzi, come Egitto, Algeria e Nigeria, mentre la quota proveniente dall’Unione europea era inferiore al 20%.