In Breve
- Cosa prevede il nuovo accordo per i medici nelle Case della Comunità?
- Prevede la presenza dei medici con un compenso di 38,72 € l'ora e modifiche all'ACN.
- Quali sono le principali criticità dell'accordo?
- Mancanza del parere del MEF e questioni sulla libera scelta del medico di fiducia.
- Chi ha firmato l'accordo?
- SISAC, FIMMG e FMT hanno firmato, mentre SMI e SNAMI no.
Il recente accordo firmato il 23 giugno presso la SISAC segna un passo importante per l’integrazione dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità. Questo accordo, che integra l’ACN, è stato raggiunto in tempi rapidi, con un percorso negoziale iniziato il 15 gennaio e culminato con l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni il 26 giugno. Tuttavia, la procedura è stata giudicata atipica a causa della mancanza del parere del MEF e dell’assenso formale del Governo.
L’accordo, sostenuto da un’intesa politica con il Ministro della Salute e il Presidente della Conferenza delle Regioni, prevede modifiche significative all’ACN del 15 gennaio 2026. Tra le novità, l’introduzione di un compenso omnicomprensivo di 38,72 € l’ora per i medici, un aumento rispetto ai precedenti 13,62 €. Questo compenso è determinato a livello nazionale e non negoziabile territorialmente, sebbene le Regioni possano prevedere integrazioni economiche per funzioni specifiche.
Nonostante il sostegno di SISAC, FIMMG e FMT, che rappresentano oltre il 70% del tavolo negoziale, l’accordo non è stato sottoscritto da SMI e SNAMI. Le disposizioni operative prevedono fino a 6 ore settimanali per i medici che non hanno accettato il completamento dell’impegno settimanale, con orari flessibili concordabili tra i medici stessi.
Rimangono aperte alcune questioni, in particolare riguardo alla coerenza con il principio della libera scelta del medico di fiducia, sancito dalla legge 833/1978, e con l’esperienza delle aggregazioni funzionali territoriali. Queste preoccupazioni sollevano interrogativi sulla sostenibilità e l’efficacia dell’accordo nel lungo termine.

