Oltre 52mila firme per aumentare il prezzo dei prodotti da fumo: la proposta al Senato

La campagna '5 euro contro il fumo' ha raccolto oltre 52.000 firme per proporre un aumento del prezzo dei prodotti da fumo di 5 euro. La proposta è ora al vaglio del Senato.

Immagine rappresentativa della campagna contro il fumo

In Breve

Qual è l'obiettivo della campagna '5 euro contro il fumo'?
Ridurre il numero di fumatori in Italia attraverso un aumento di 5 euro sul prezzo dei prodotti da fumo.
Quante firme sono state raccolte per la proposta?
Sono state raccolte oltre 52.000 firme.
Qual è il prezzo medio delle sigarette in Italia?
Il prezzo medio delle sigarette in Italia è di circa 6 euro.

La campagna ‘5 euro contro il fumo’, promossa da Aiom, Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi Ets e Fondazione Aiom, ha raggiunto un traguardo significativo consegnando al Senato oltre 52.000 firme. L’iniziativa, avviata il 20 gennaio 2026, propone un aumento di 5 euro sul prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, con l’obiettivo di ridurre il numero di fumatori in Italia.

Secondo i promotori, l’incremento del prezzo potrebbe ridurre del 37% il numero di fumatori, in un Paese dove oltre 10 milioni di persone fumano regolarmente. I dati sono allarmanti: più del 10% degli under 19 è tabagista e circa 93.000 decessi annui sono attribuibili al tabagismo, con un impatto economico superiore a 23 miliardi di euro l’anno.

Il prezzo medio delle sigarette in Italia è di circa 6 euro, considerato basso rispetto ad altri Paesi europei. Le accise rappresentano circa il 60% del prezzo. L’Organizzazione mondiale della sanità e la Banca Mondiale sostengono che l’aumento dei prezzi è uno strumento efficace per ridurre il consumo, come dimostrato in Francia e Irlanda. La proposta include anche sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, ritenuti non efficaci per una cessazione stabile.

La campagna ha ricevuto l’adesione di oltre 90 società scientifiche, associazioni, fondazioni e strutture sanitarie, che sostengono l’urgenza di discutere la proposta in Senato. Inoltre, i promotori chiedono che il gettito derivante dall’accisa sia destinato al finanziamento del Servizio sanitario nazionale.