Crisi all’Ex Ilva: Mille Lavoratori a Rischio Licenziamento

La fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva mette a rischio mille posti di lavoro nell'indotto. Le aziende del settore annunciano licenziamenti e cassa integrazione.

Immagine dell'ex Ilva

In Breve

Quanti lavoratori rischiano il licenziamento?
Circa mille lavoratori sono a rischio licenziamento.
Quali aziende sono coinvolte?
Peyrani spa, Itelyum-Castiglia e Semat Engineering sono tra le aziende coinvolte.
Qual è la causa della crisi?
La crisi è causata dalla fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva.

L’annunciata fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva, imposta dal decreto della Corte d’Appello di Milano, sta causando gravi ripercussioni sull’indotto. Entro la fine di ottobre, la chiusura potrebbe portare al licenziamento di circa mille lavoratori, distribuiti tra diverse aziende del settore. Alcune di queste hanno già avviato le procedure per i licenziamenti collettivi e stanno ricorrendo alla cassa integrazione.

Tra le aziende colpite, Peyrani spa ha comunicato la sospensione dal lavoro di 55 dipendenti, mentre Itelyum-Castiglia ha fermato la produzione e la logistica, sospendendo 70 addetti. Semat Engineering ha richiesto il rinnovo della cassa integrazione per oltre 200 lavoratori, a causa dello stop alle batterie delle cokerie.

Nel frattempo, l’azienda che gestisce l’impianto sta pianificando le misure operative e il piano di comunicazione agli enti competenti. Sono previste a breve tre importanti convocazioni: una tra l’azienda e i sindacati per discutere le modalità della fermata, una dal governo per esaminare il futuro dell’ex Ilva e una dal Tavolo Taranto per la nuova industrializzazione.

Proposte imprenditoriali locali stanno emergendo, con il presidente di un gruppo metalmeccanico che sollecita il governo a salvare e trasformare tecnologicamente l’area a caldo, coinvolgendo l’imprenditoria territoriale. Inoltre, il consiglio di amministrazione dell’azienda ha stanziato un milione di euro per partecipare a una cordata finalizzata all’acquisizione e al rilancio dello stabilimento.

Sul fronte legale, Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorso straordinario in Corte di Cassazione e istanza di sospensiva alla Corte d’Appello, contestando la misura disposta che sostituisce quella rimediale prevista dal Tribunale.